Il mio amico di lockdown

Aggiornamento: 17 apr



Gennaio 2021, siamo nel bel mezzo del secondo lockdown in Lombardia e mi sono appena trasferito in un appartamento non lontano da dove abitavo con i miei genitori.


La casa è grande a sufficienza per due persone e affaccia sul Parco delle Groane, un'area protetta che tocca trenta comuni della provincia di Monza e Brianza, Milano e Como. Fin da subito mi accorgo che sui rami degli olmi di fronte a casa c'è parecchio movimento e quasi ogni giorno, a metà mattina, scorgo un paio di picchi rossi impegnati in vocalizzazioni e inseguimenti tra i rami.


Passano un paio di mesi, la macchina fotografica è fissa sul balcone, facendomi così etichettare come il pervertito che spia i vicini pensionati. Risulta del tutto inutile dire che gli uccelli che cerco io han ben diversa forma e piumaggio.


Abituato a scrutare i mimetici piciformi tra le chiome degli alberi, mi accorgo piuttosto in fretta di un paio di sagome bianche che gironzolano sui tetti: si tratta di una coppia di colombe, scappate probabilmente da un allevamento. Con "colomba" si definisce un colombo domestico (Columba livia domestica) caratterizzato da un uniforme colorazione bianca, frutto di una selezione artificiale operata dall'uomo nei millenni di domesticazione di questa specie.





È infatti documentato che già a partire da tremila anni fa, nel Nord-Africa e nel Vicino Oriente, venissero utilizzati colombi domestici per le comunicazioni commerciali e belliche.


I colombigrammi troveranno spazio fino ai due grandi conflitti mondiali, con un'ultima grande impresa effettuata dal colombo "Paddy" durante lo sbarco in Normandia.





I due animali risultano inizialmente diffidenti con il vicinato ma la situazione cambia in fretta. L'esemplare più grande scompare, mentre il più piccolo inizia a fare capolino dalle finestre, mendicando semi e briciole come i suoi simili delle grandi città.


Inizia così una staffetta sui balconi di tutto il quartiere, dove anche il mio diventa una tappa fissa. Fin da subito cerco di non affezionarmi troppo al mio piumato vicino, animali così confidenti e visibili diventano facile vittima del traffico stradale o di un falco pellegrino di passaggio.


Resisto per pochi giorni e infine lo battezzo "Bianco" (è un maschio).





La presenza di Bianco si fa piuttosto insistente e giorno dopo giorno guadagna posizioni: inizia picchiettando sulla finestra della cucina, prosegue tubando su quella del bagno, per poi arrivare in camera da letto, dove prende coraggio e varca il limite degli infissi.







Un giorno lo trovo posato sul lavandino in bagno. Ci sono voluti dieci minuti per riportarlo fuori illeso e senza che abbattesse nulla. Forse uno dei momenti più tragicomici della nostra convivenza.





I giorni passati a casa sono sempre meno, il lavoro sul campo mi tiene lontano ma ogni volta che torno ed apro le finestre lo trovo lì, in attesa di cibo o riparato dietro alle imposte per trovare sollievo dal freddo e dal vento. Una notte non ho cuore di allontanarlo e dormo con solo un'imposta chiusa.





È fine aprile, riparto per l'Emilia Romagna per altri dieci giorni e quando torno Bianco non si presenta più alla finestra.


Non so con certezza cosa possa essergli successo, come non posso sapere se si è spostato in un altra zona o se è ritornato all'allevamento. Mi piace comunque pensare che si sia goduto i suoi mesi di libertà e sono felice che, attraverso la fotografia, sia stato possibile ottenere un ricordo indelebile di questa breve e singolare amicizia.


Intanto i picchi continuano a cantare mentre la primavera riporta le foglie sulle chiome degli alberi, coprendone i rami più alti e avvolgendo di un verde sipario il bosco e i suoi abitanti.



Buon viaggio amico mio.



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