
IL RITORNO DELL'ANTICO
Un tempo diffuso in gran parte della Cambogia, il coccodrillo siamese (Crocodylus siamensis) è oggi diventato uno dei rettili più rari al mondo: nel Paese ne rimangono in natura soltanto 150–300 esemplari adulti. Il suo declino rispecchia la stessa storia travagliata della Cambogia: durante le turbolenze politiche che sconvolsero il Paese dagli anni Settanta agli anni Novanta, la tutela dell'ambiente venne meno, mentre zone umide e foreste furono rapidamente convertite in terreni agricoli e la fauna selvatica venne prelevata liberamente dall'ambiente naturale.
La perdita di habitat, unita alla caccia e alla costruzione di dighe, ha frammentato le popolazioni rimaste, rendendo sempre più difficile la riproduzione in natura. A questo si aggiunse, dagli anni Cinquanta fino alla fine del XX secolo, la forte espansione del commercio delle pelli di coccodrillo. I coccodrilli siamesi venivano catturati in natura per rifornire il crescente numero di allevamenti, destinati alla produzione di pelli per l'industria della moda. Ancora oggi, gli allevamenti cambogiani certificati continuano a fornire pelli ed esportano esemplari giovani nei Paesi vicini.
Oggi, importanti programmi di conservazione cercano di invertire questa tendenza. Mark Dainty e il team di Angkor W&A, in collaborazione con Rising Phoenix, allevano e reintroducono coccodrilli siamesi in siti accuratamente selezionati sulla base della loro lontananza dagli insediamenti, della disponibilità di acqua durante tutto l'anno, dell'integrità del paesaggio e, soprattutto, della protezione dal bracconaggio e dalle catture accidentali.
Poco alla volta, la specie sta riconquistando parte del suo antico areale, anche se rimane un paradosso: la sua sopravvivenza dipende ancora da una popolazione in cattività molto più numerosa di quella presente in natura.














